La morte di Tatone, maschera del Carnevale.

Anticamente, come un po’ in tutti i Comuni irpini, il Carnevale aveva inizio, diciamo così ufficialmente, il 17 gennaio, giorno di s. Antonio abate.

Attorno a questo santo, c’era una tradizione: Si procedeva facendo  andare di  casa  in casa un piccolo maialino, detto “porcellùzzo ‘e sant’Antònio”; dove questo si fermava gli veniva dato da mangiare.

Il Carnevale finiva il martedì prima delle Ceneri, con la celebrazione verso la mezzanotte della morte di “Tatóne”*, ovvero la morte della maschera che impersona il Carnevale. Da questa tradizione, nasce a Taurasi l’abitudine da parte dei giovani di travestirsi da infermieri e dottori,  si va poi girando  per il centro inscenando il funerale di Tatóne”, il rituale, tra il macabro e il profano, comprende la processione con le lamentazioni tipiche dei funerali, dicendo queste parole:

d: Tatóno mio, addò si muórto?

r: Abbascia ‘a l’uórto!

Tatone, antica maschera taurasina

Ad ogni fermata, si mangia, si beve e si balla. Poi, quando ormai è molto tardi, l’allegra brigata si scioglie e si da appuntamento per l’anno successivo.

I tatoni (in dialetto “tatuni”) sono biscotti secchi tipici dell’Irpinia. Sono i classici biscotti della festa del periodo di Carnevale. Il nome prende appunto spunto dal carnevalesco Tatone.

*”Tatòne” ha il significato di persona molto anziana, nonno.

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