Perdersi nel borgo, parlare con la gente del luogo, fermarsi ad ammirare il paesaggio immenso che si gode da qui significa riscoprire il vero ed autentico senso di vivere un antico borgo dell’Irpinia; non casualmente scelto come location nel 1963, di un film neorealista, La Donnaccia, diretto da Silvio Siano.

A circa 800 metri s.l.m. si scorge Cairano, l’antico Castellum Carissanum su di una rupe che domina l’intera valle dell’Ofanto sospesa tra terra e cielo in uno scenario di grande suggestione. Il paese ha origini antichissime come testimonia una necropoli della Fossakultur a cui è stato attribuito il nome di “Cultura di Cairano ed Oliveto Citra” che fa risalire la presenza dell’uomo già prima dell’età del ferro.

Il luogo è ideale per gli amanti del volo libero che ogni anno in estate si danno appuntamento per la festa dell’aria (a fine luglio), quando tanti appassionati si lanciano col deltaplano o in parapendio dal punto più alto del paese. Infatti Cairano, per la sua altitudine e per il suo isolamento, gode di un’aria salubre.

Il piccolo borgo medioevale di Cairano si sviluppa intorno al castello longobardo di cui è visibile la cortina muraria, un susseguirsi di vicoli a spirale realizzati con pietra antica e palazzi storici (palazzo Mazzeo e Amato).

Tra i luoghi di culto a ridosso del castello troviamo la chiesa di San Leone, dedicata al patrono del paese, del XVIII secolo con un bel portale in pietra; di fianco la ottocentesca Chiesa di Santissima Immacolata; nel punto più alto dell’abitato, tra stradine strette e tortuose, si erge la chiesa madre di San Martino, con la caratteristica cupola e la torre campanaria. Dal panorama della Rocca si può godere uno dei panorami più belli d’Irpinia.

In estate, da non perdere l’evento Cairano7X, nato da una idea del cairanese Franco Dragone, uno dei più grandi show maker al mondo, creatore del Cirque du Soleil. La rassegna si articola in più giorni e varie sessioni: Orto Comunitario, “Borgo Fiorito”, “Recupera/Riabita”, “Festival dei Corti Teatrali”, “Accoglienza diffusa” tra le altre, capaci di avvicinare persone e paesaggi in quest’angolo d’Irpinia magico e surreale.

“In mezzo alla valle si alza un solo monte, che a tutti gli altri offre la sua erta. Tra tutti sta in alto, vantato sul dirupo. Nel buio è il lume più vicino al cielo. Lassù, come una stella polare, eccolo, orientante, il paese dei coppoloni…Tutti lo vedono ma nessuno ci va…Credono alle storie e se le inventano. Coltivano i Siensi dell’intelletto nella rupe, in forma di mosconi, poi li prendono e li vendono a cassette”. Così descrive questi luoghi Vinicio Capossela nel suo libro, Il paese dei coppoloni, finalista al premio Strega 2015.

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