Il vate degli italiani, D’Annunzio, volle celebrare le glorie salernitane e amalfitane in Merope, il libro quarto delle Laudi del Cielo del Mare della Terra e degli Eroi.

Nel quadriportico della Cattedrale di Salerno, alla sinistra della maestosa porta di bronzo, c’è una piccola lapide marmorea con l’iscrizione: “Quei di Salerno il lor lunato golfo, gli archi normanni, tutta bronzo e argento la porta di Guïsa e di Landolfo aveansi in cuore…”.

Non c’è la firma in calce, ma sono versi di Gabriele D’Annunzio.

I suoi versi eternati nel marmo del Duomo sono soltanto quelli iniziali, in Merope invece si continua ad elogiare la storica cattedrale, i committenti e la città: Parlando di Salerno, delle vicende della conquista normanna, come anche della storia della Repubblica Amalfitana, D’Annunzio dimostra di conoscere molti particolari, ben oltre lo stereotipo.

Sempre in Merope, non più in versi ma come un assaggio della sua erudizione, nel ricco apparato di note, D’Annunzio si dilungherà ancora sui tesori di Salerno, a proposito della cappella delle Crociate o di San Gregorio VII: “In Salerno, nella Cattedrale di San Matteo, la cappella a destra dell’altar maggiore fu fondata da Giovanni di Procida. La cupola è di musaico e l’altare è di legno e di avorio. Nel musaico il donatore è in ginocchio dinanzi all’Apostolo (…). Nella stessa cappella sorge il mausoleo del grande Ildebrando, di papa Gregorio VII, dopo la cacciata accolto in Salerno da Roberto Guiscardo”.

Gabriele D'Annunzio

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