A Ceccano si trova il suggestivo Castello dei Conti che affonda le sue radici in tempi antichi.

Più precisamente, nell’VIII secolo d.C. fu innalzata la torre mastio, nucleo originario di tutta la struttura.

Per semplificare la lettura possiamo distingue la storia del Castello in tre fasi costruttive: Castello medioevale, Castello dei Colonna e Palazzo di fine ‘800.

L’aspetto più singolare e di rilievo del Castello è al suo interno.

Nelle sale si possono ammirare dei preziosi affreschi che fanno parte di un corredo iconografico e quindi ricco di immagini simboliche. Queste, in epoca medievale, fungevano da portatrici di uno dei messaggi religiosi più importanti: il lavoro è sì la pena dell’uomo per il peccato di Adamo, ma è anche al tempo stesso l’unico mezzo per espiarlo. Per questo tali immagini venivano proposte quasi esclusivamente in luoghi sacri, allo scopo di incitare al lavoro cadenzato secondo i ritmi imposti dalla natura, e quindi da Dio.

Questi esempi di pittura parietale si trovano precisamente nel palatium e nella turris picta. Sulle pareti di quest’ultima sala è presente un frammentario ciclo pittorico affrescato nel XIII secolo, rappresentate in origine un calendario iconografico con i mesi disposti in maniera sequenziale su tutte e quattro le pareti della stanza.

Del calendario in questione restano solo i mesi di Gennaio e Febbraio, come indicato dalle scritte in caratteri gotici che accompagnano le due personificazioni.

Queste ultime sono raffigurate entrambe come contadini. La prima (gennaio) appare seduta con indosso pesanti abiti ed intenta nel protrarre i piedi nudi e le mani verso le fiamme di un braciere per cercare sollievo dal freddo. La scelta di questa scena per rappresentare Gennaio serviva a indicare che nella stagione più fredda e rigida dell’anno per volere divino, l’uomo doveva riposare assieme alla natura.

La personificazione di Febbraio, rappresenta, invece, un contadino intento ad eseguire la potatura della vite con la roncola. L’abbigliamento dell’uomo, la sua posizione in piedi e la sua attività, indicano la ripresa del lavoro nei campi in coincidenza con il cambiamento del clima.

Questa rappresentazione dei mesi di Gennaio e Febbraio presenta un’iconografia simile a quella del calendario dell’Oratorio di S. Pellegrino a Bominaco (AQ).

Un confronto con tale ciclo di mesi è utile per avere un’idea delle parti mancanti all’affresco di Ceccano.

Ad esempio, si può ipotizzare che il mese di Marzo, mancante della parte superiore, trattasse, al pari di quello di Bominaco, il tema del cavaspino (un uomo seduto che si toglie una spina dal piede). Nei restanti mesi, invece, con molta probabilità venivano proposte altre attività riguardanti la coltura della vite e del grano, sia perché erano le coltivazioni più importanti di tutta l’annata agraria, sia perché dai loro frutti si ricavavano il vino e il pane, simbolici eucaristici.

 

 

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