Napoli, come tutti sanno, è una città affascinante e ricchissima di monumenti e luoghi di interesse culturale, storico ed artistico.

Un luogo in cui storia e leggenda spesso si intrecciano, caricando ulteriormente alcuni luoghi di un velo di mistero e curiosità.

Uno dei monumenti simbolo della città di Napoli è indubbiamente il Maschio Angioino.

Il Maschio Angioino – o Castel Nuovo – è uno tra i Castelli più antichi della città, di carattere medievale e rinascimentale, nonché attualmente sede della Società napoletana di storia patria e del Comitato di Napoli dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano.

Il Maschio Angioino, che domina la bellissima Piazza del Municipio, è anche la sede del museo civico, dunque un luogo davvero dallo spiccato interesse culturale.

Il nome lo deve a Carlo I d’Angiò che lo fece costruire nel 1266 quando, sconfitti gli Svevi, salì al trono di Sicilia e ne spostò la capitale da Palermo a Napoli.

Il Castello ha una struttura davvero complessa, parte della quale fu ricostruita, dopo le varie dominazioni, da Alfonso d’Aragona: oggi ne restano solo la cappella palatina, alcune torri e le mura, ma il Castello aveva originariamente una pianta trapezoidale, cinque grandi torri di difesa, un fossato che lo circondava, una scala catalana all’interno di ogni torre e, tra le due torri che difendevano l’ingresso (dette anche torri “di Mezzo” e “di Guardia”), un arco di trionfo in marmo.

In particolare, tra gli elementi più importanti che sono arrivati fino a noi, c’è proprio la “Cappella palatina”, chiamata anche chiesa di “San Sebastiano” o di “Santa Barbara”, caratterizzata da un’architettura gotica e magnificamente affrescata al suo interno con opere di Masi di Bianco e persino Giotto.

Il Maschio Angioino poi è noto anche per alcune storie che lo riguardano, come la leggenda del coccodrillo, una delle più celebri leggende napoletane.

Come tutti sanno il Castello è dotato di alcune prigioni collocate nei suoi sotterranei: tra queste la “prigione della congiura dei Baroni” e la “fossa del miglio” che inizialmente era usata come deposito del grano. Qui venivano rinchiusi i prigionieri, tra cui anche il celebre filosofo Tommaso Campanella, ed è da allora che la fosse del miglio prese il nome di “fossa del coccodrillo”.  Benedetto Croce infatti, nel testo “Storie e leggende napoletane”, parla proprio di questa leggenda e scrive:

“Era in quel castello una fossa sottoposta al livello del mare, oscura, umida, nella quale si solevano cacciare i prigionieri che si volevano più rigidamente castigare: quando a un tratto si cominciò a notare con istupore che, di là, i prigionieri sparivano. Fuggivano? Come mai? Disposta una più stretta vigilanza allorché vi fu cacciato dentro un nuovo ospite, un giorno si vide, inatteso e terrifico spettacolo, da un buco celato della fossa introdursi un mostro, un coccodrillo, che con le fauci afferrava per le gambe il prigioniero, e se lo trascinava in mare per trangugiarlo”.

Questo coccodrillo, secondo la leggenda, fu portato a Napoli dall’Egitto e, in particolare, dalla Regina Giovanna II che sposò Giacomo di Borbone e che gli dava in pasto i suoi amanti per non farsi scoprire dal marito.

Un’altra versione della leggenda vuole invece che il coccodrillo fu portato da Ferrante d’Aragona, re di Napoli dal 1458 al 1494, che gli diede in pasto numerosi Baroni protagonisti d’una congiura ai suoi danni, per poi disfarsi dell’animale e cancellare tutte le tracce del delitto gettandogli in pasto una coscia di cavallo che lo fece soffocare.

Maschio Angioino  Il Maschio Angioino nella sua affascinante veste notturna…

About the Author

Related Posts

La Basilica della Madonna delle Grazie a Benevento fu iniziata nel 1839, anche se la costruzione...

Sono davvero numerosi i borghi di assoluta bellezza che caratterizzano la Costiera Amalfitana e la...

Salerno è indubbiamente una delle città più conosciute e famose della Campania, citata spesso e...

Leave a Reply