Nel centro storico della città di Napoli, nel quartiere Pendino a Forcella, sorge la Basilica settecentesca della Santissima Annunziata Maggiore legata alla commovente storia dei bambini abbandonati.

L’imponente struttura, capolavoro di Vanvitelli, è posizionata tra Spaccanapoli e Corso Umberto I. La Chiesa dunque non si trova nei classici itinerari turistici, ma addentrandosi in uno dei quartieri storici più popolari della città.

In origine la Chiesa fu realizzata nel XIII secolo dagli Angioini e nel Cinquecento venne poi ricostruita ed ampliata. La struttura, dopo essere stata colpita da un incendio, fu affidata all’architetto Luigi Vanvitelli e al figlio Carlo che la ristrutturarono conferendole l’aspetto tardo-barocco.

La Basilica fa parte di un grande complesso monumentale che inizialmente era costituito anche da un ospedale, un convento, un ospizio per gli orfani e delle camerate per ragazze povere, prive di famiglia o illegittime. In origine la struttura, rappresentava una delle Sante Case dell’Annunziata”, un’antica e importante istituzione presente nel regno di Napoli. Nate nel XIV secolo, le case, costituivano enti assistenziali per la cura dell’infanzia abbandonata ed erano governate dai laici.

A rendere nota l’istituzione negli anni fu proprio questa drammatica storia, allo stesso tempo suggestiva, dei bambini abbandonati.

I bambini venivano poggiati all’interno di una specie di tamburo rotante di legno ed affidati alla cure delle balie o delle suore. Storie di disperazione e di abbandono suonavano al campanello della ruota. Indosso alcuni neonati non avevano nessun segno di riconoscimento, altri invece erano accompagnati da un pezzetto di carta con su scritto il nome dei genitori, oppure indossavano un pezzo d’oro o d’argento. Tutto ciò che indossavano era annotato in un registro, con la speranza che in futuro qualcuno potesse riconoscerli.

Ruota degli Esposti

Sopra la ruota, si leggeva la scritta: “O padre e madre che qui ne gettate alle vostre limosine siamo raccomandati”. I bambini ospiti della struttura venivano chiamati “figli della Madonna”, “figli d’a Nunziata” o appunto “esposti”.

Napoli ha un legame particolare con questo luogo proprio perché dalla storia della ruota nasce il cognome napoletano più diffuso: Esposito.

Grazie ai ritrovamenti di alcuni registri, si sa che il primo neonato a portare questo cognome è stato censito nel 1 gennaio 1623. Il suo nome era Fabrizio Esposito.

La ruota fu fra le più note d’Italia e fu chiusa nel 1875. Purtroppo i neonati, a causa della miseria che regnava in città, continuarono ad esser lasciati sui gradini della Basilica per molto tempo ancora.

A Forcella è possibile osservare la ruota, forse una delle poche ancora visibili.

Il quartiere Pendino di Forcella, in via dell’Annunziata, dove è situata la basilica, racchiude dunque una parte di storia partenopea al tempo stesso commovente e struggente.

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