Visitando Gesualdo, caratteristici appaiono i porticati d’ingresso dell’antico abitato. Quest’ultimo si sviluppa intorno al castello medioevale nella caratteristica forma circolare a cerchi concentrici.

Tra anguste stradine, vicoli e passaggi, il borgo antico di Gesualdo richiama alla vista suggestioni ed appassionati scenari. Inoltrarsi nei passaggi vuol dire trovarsi in sentieri costellati di terrazze che si aprono sulla sottostante ampia valle del Fredane. La valle e il castello di Gesualdo entusiasmarono Torquato Tasso, che celebrava la “terra fortunata, aprica, che inonda e porta a più felici genti” e si illudeva di sentire “l’Aufido che da lungi anco risuona”.

I frutti che pendono dagli alberi, pere, mele, sorbe, prugne, e gli ortaggi hanno resa famosa questa valle. Una volta andavano per i paesi i venditori di ortaggi e celebravano la magnificenza degli “acci” di Gesualdo, i sedani ancora oggi famosi.

Anche molto conosciuti sono i marmi che si estraggono dalle sue viscere, simili all’alabastro, di tenue color giallognolo, con lucide venature. Vanvitelli li utilizzò a profusione nella Reggia di Caserta, li commissionò Carlo III di Borbone per il palazzo reale di Portici, rilucevano nel frontespizio del Duomo di Avellino e in molti palazzi di Gesualdo e nel fonte battesimale della cattedrale. E’ l’alabastro cipollino di Gesualdo.

Dalla piazza Umberto I, ornata di fontana, l’occhio è attirato dal castello, che incombe, come se volesse proteggerlo, su tutto l’abitato. Gesualdo è ricco di fontane storiche collocate in ogni rione del paese.

Dal castello scendono in cerchi concentrici le strade acciottolate e dalla piazza Umberto I si diparte la via Roma che si biforca in due rami, uno per Frigento e l’altro per Villamaina. L’imponente massa quadrilatera è inclusa in torrioni cilindrici, tra due dei quali si apre nel prospetto un portale arcuato, con loggia semicircolare a tre archi.  Guardandolo, la mente corre alle tante vicende che vi si svolsero, ai tanti personaggi che lo abitarono.

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