Castel Sant’Elmo è un castello medioevale sito sulla collina del Vomero a Napoli.

Fu edificato sul solco del “Belforte” che Roberto D’Angiò aveva fatto costruire da Tino di Camaino nel 1328.

Per la peculiare posizione Castel Sant’Elmo è uno dei luoghi più rappresentativi nelle vedute della città. Per la sua possente mole e per il suo assoluto dominio, inoltre, il Castello fu guardato dai napoletani sempre con un senso di timore.

Storia e leggende si intrecciano intorno al Castello. A partire dalla sue carceri. Qui infatti furono rinchiusi illustri prigionieri, tra cui Tommaso Campanella, il filosofo accusato del 1604 di eresia.

Il frate domenicano fu un irriducibile avversario delle scuole teologiche ufficiali. Quando fu rinchiuso in Castel Sant’Elmo, il capitano Carlo Spinelli, principe della Roccella, gli rese la vita ancora più difficile. Eppure in questo calvario, il Campanella ebbe ancora la forza di scrivere alcune opere e poesie.

Scrisse di sé:

“(…) mi furon rotte le vene e le arterie; ed il cruciato dell’aculeo mi lacerò le ossa; la terra bevve dieci libbre del mio sangue; risanato dopo sei mesi, in una fossa fui seppellito, ove non è né luce, né aria, ma forte fetore di umidità e notte e freddo perpetuo. (…)”

Nel marzo del 1659 fu rinchiusa nelle prigioni di Castel Sant’Elmo con la sua cameriera, Giovanna di Capua, principessa di Conca. Le due donne morirono avvelenate il 10 aprile.

“(…) miseramente finì la sua sozza vita di veleno, fattole dare dai suoi parenti nelle vivande per levarsi d’attorno sì brutto mostro che così vilmente disonorati li avea (…)”

Fabio Colonna “Napoli Nobilissima” Vol.V

 Nelle carceri furono anche rinchiusi i patrioti della insurrezione borbonica del 1799.

Una leggenda narra, dunque, di sibili agghiaccianti e urla acute, stridenti, che si udirebbero nei sotterranei, di notte. Di queste manifestazioni esisterebbero diverse registrazioni. Si suppone si tratti di rumori prodotti dal vento nelle grotte sottostanti.

Lungo la Pedamentina, una piccola scalinata che fiancheggia tutta la collina sulla quale si erge il castello, vagherebbe invece un fantasma vestito di bianco. La caratteristica singolare è che sembrerebbe trattarsi di un fantasma piuttosto allegro e giocherellone. Il suo passatempo infatti, consisterebbe nello spaventare gli altri entrando ed uscendo da un muro vicino alla scalinata, oppure con grida e risate improvvise.

Legata alla scalinata vi è anche un’altra leggenda.

Alla fine della prima rampa della Pedamentina, esiste infatti un vecchio cancello in cui le guardie reali uccidevano tutti quelli che volevano assalire il castello. I corpi dei nemici venivano poi lasciati nei sotterranei per essere divorati dai topi. Secondo alcune testimonianze, i lamenti e i pianti di tali vittime sarebbero ancora udibili passando dinanzi al cancello.

 

 

 

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