L’Abbazia del Goleto sorse nel 1133 e fu fondata da Guglielmo da Vercelli, asceta, eremita, santo; dedicò all’Irpinia buona parte della sua vita e della sua missione. A lui si deve anche la fondazione del monastero a Montevergine (1126).

Le monache di stretta clausura dell’Abbazia del Goleto hanno dato vita ed impulso alla comunità locale, arricchendo di beni e ricchezze la comunità. Nel 1515 morì l’ultima abbadessa. La storia successiva del monastero ha visto un susseguirsi di periodi di alterno splendore sostenuto anche dalla comunità monastica benedettina di Montevergine.

All’opera delle monache si devono alcuni dei monumenti più significativi del complesso monastico: la torre Febronia, vero capolavoro di arte romanica costruita con numerosi blocchi lapidei provenienti da un mausoleo romano dedicato a Marco Paccio Marcello, prende il nome dalla Badessa che nel 1152 ne dispose la costruzione per la difesa del monastero, e la Cappella di San Luca, edificata nel 1255 per accogliere un’insigne reliquia del santo evangelista. È il gioiello dell’abbazia. Si raggiunge da una scala esterna il cui parapetto termina con un corrimano a forma di serpente con un pomo in bocca.

Il portale di accesso è sormontato da un arco a sesto acuto e da un piccolo rosone a sei luci. Sul fronte dell’arco un’iscrizione ricorda che la chiesa fu fatta costruire da Marina II.  L’interno è costituito da un ambiente a pianta quadrata a due navate, coperte da crociere ogivali, che poggiano su due colonne centrali e su dieci mezze colonne immerse nei muri perimetrali. Le basi ottagonali delle colonne e i capitelli decorati di foglie ricurve, su due ordini asimmetrici, presentano analogie con le opere scultoree commissionate da Federico II a Castel del Monte, in Puglia.

All’esterno completano la struttura due piccole absidi sorrette da mensole e, lungo il cornicione del sottotetto, barbacani con teste di animali e motivi ornamentali.  Dei numerosi affreschi che arricchivano la cappella non restano che due medaglioni, raffiguranti le abbadesse Scolastica e Marina, e qualche episodio della vita di San Guglielmo.

Per circa due secoli la comunità monastica esercitò una forte influenza in special modo sull’Irpinia, la Puglia e la Basilicata, grazie anche alla predilezione e protezione che la nobiltà normanno-sveva ebbe sempre su di essa. A partire, però, dal 1348, anno della peste nera, iniziò una lenta ed inesorabile decadenza che determinò, il 24 gennaio 1506, la soppressione, ad opera del Papa Giulio II, della comunità monastica che, di fatto, avvenne con la morte dell’ultima abbadessa nel 1515.
Con la fine della comunità femminile goletana, il monastero fu unito a quello di Montevergine, che provvide ad assicurare la presenza di alcuni monaci.

Dal 1990 sono i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas, ispirata a Charles De Foucauld, che si prendono cura dell’animazione spirituale del complesso del Goleto, che diventa sempre più punto di riferimento per tutti coloro che sono assetati di assoluto.

Il visitatore oggi può ammirare il complesso monastico, la torre Febronia, le sue due chiese, l’inferiore romanica cappella funeraria, la superiore la cappella di san Luca, gioiello artistico architettonico, capace di far dialogare armonicamente stili e linguaggi d’arte diversi: l’architettura gotico – pugliese, le forme cistercensi, la scultura irpino – sannitica. La chiesa grande opera del Vaccaro, offre la vista del pavimento dal recente restauro e se pur priva di copertura, rappresenta uno scenario a cielo.

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