Il delizioso Babbà napoletano non è nato in realtà alle falde del Vesuvio ma nel freddo Nord, precisamente in una cittadina francese chiamata Luneville, ai confini con la Germania.

A inventarlo fu il re polacco Stanislao Leszczinski, suocero di Luigi XV di Francia che aveva sposato sua figlia Maria. Grazie alla sua parentela importante, aveva avuto come buona uscita il Ducato di Lorena dove poté costruire impossibili ricette politiche per il futuro dell’Europa. Il re Stanislao Leszczinski passò alla storia per l’unica cosa seria fatta nella sua vita: inventare il babbà!

  Il re Stanislao Leszczinski

Si dice che il re abbia bagnato nel Madeira una fetta di kugelopf, il dolce austriaco ermafrodito, cioè mezzo panettone e mezzo brioche, e che da allora lo abbia sempre voluto così.

La sua grande passione per la cucina portò a nuove e più ricche elaborazioni con l’impasto lievitato tre volte e sbattuto per ottenere una pasta più leggera, pieno di uvetta e con lo zafferano di cui erano ghiotti i turchi i cui gusti aveva incontrato da prigioniero quando aveva perso per la prima volta il suo regno.

Anche la forma del babbà si trasforma e diventa quella della cupola di Santa Sofia a Costantinopoli, mentre il nome scelto derivò da Ali Babà, il protagonista de “Le Mille e una notte”. Questo incrocio di culture e di suggestioni ha portato a definire il babbà come “dolce dei Lumi”. In sostanza, mentre la stragrande maggioranza dei dolci nasce dalla civiltà contadina, il babà è figlio di un’idea.

Un altro salto di qualità è la decisione della bagna, necessaria per sostenere la morbidezza del dolce altrimenti destinato rapidamente a pietrificarsi in poche ore. Stanislao scelse il Madeira, a Versailles, dove si dettavano le mode, si usava il rhum giamaicano.

Avvenne poi che il pasticcere originario della Polonia, Sthorer, che a Luneville seguì l’esilio del re mangione e si trasferì con sua figlia Maria a Versailles (dove nel 1725 sposò Luigi XV), decise di aprire un proprio laboratorio a rue Montorgueil, presente ancora oggi, dove creò i babà a forma di fungo o cappello di cuoco così come sono giunti fino a noi.

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